Una tendenza sempre più diffusa, una moda alla quale non sfugge nessuno e che riguarda trasversalmente l’intero panorama sportivo. Che si sia vinto qualcosa di importante o mai nulla, che si abbia una storia incredibile da raccontare o meno, le biografie sportive sono tra i libri maggiormente scelti dai lettori. Il fascino di personaggi tanto lontani e straordinari che si raccontano senza filtri, coinvolge veramente tutti.
Se una volta, però, le biografie sportive raccontavano esclusivamente le gesta di atleti eccezionali che rappresentavano nell’immaginario collettivo qualcosa di irraggiungibile e distante anni luce, dei miti, delle leggende, ora vengono preferiti gli aspetti umani, le fragilità e le contraddizioni degli sportivi.
A cambiare radicalmente il mondo del racconto sportivo è stato “Open” l’autobiografia di Andrè Agassi, un racconto a tratti spietato nel quale l’estroso tennista statunitense descrive il suo rapporto di amore-odio con il tennis.
Costretto ad allenarsi fin da quando aveva quattro anni da un padre dispotico ma determinato a farne un campione a qualunque costo, Andre Agassi crebbe con un sentimento fortissimo: l’odio smisurato per il tennis. Contemporaneamente però prese coscienza del suo talento eccezionale. Ed è proprio in questo equilibrio precario tra autodistruzione e ricerca della perfezione che Agassi sconvolge l’austero mondo del tennis, raggiungendo traguardi sportivi eccezionali. Nella sua autobiografia vengono fuori più gli aspetti psicologici che quelli prettamente sportivi, più le fragilità che le doti.
Quasi come uno spartiacque, dopo “Open” tanti altri sportivi hanno deciso di mettersi a nudo raccontando le loro debolezze e le loro paure, prima ancora che i successi. Da Federica Pellegrini e Simone Biles, da Serena Williams a Marco Van Basten e Gianluca Vialli.
A questo tipo di racconto, introspettivo e psicologico, si affiancano quelli che narrano selezionati e ben definiti momenti della vita di un singolo atleta. Momenti cruciali, sliding doors che hanno cambiato drasticamente la loro vita. Così è stato per i casi giudiziari vissuti da Beppe Signori o Michele Padovano, solo per citarne alcuni, entrambi finiti nel tritacarne di una giustizia mediatica che troppo velocemente emette i propri verdetti di condanna.
Altro filone molto apprezzato è quello che riguarda, poi, la narrazione di storie di cronaca nera, legate allo sport. I casi di Denis Bergamini o Marco Pantani, sui quali sono stati scritti più libri, testimoniano l’interesse dei lettori in questa direzione. Il racconto sportivo qui fa solo da filo conduttore per raccontare, piuttosto, lacune nelle indagini o piste ancora da scandagliare.
Le vite degli atleti, visti non più come personaggi perfetti e infallibili, ma piuttosto come uomini con debolezze e paure come chiunque altro, appassionano sempre più. E questo perché probabilmente avvicinano personaggi altrimenti irraggiungibili alle quotidiane difficoltà che ognuno di noi incontra lungo la sua vita.
Raccontarsi senza filtri, senza veli, esporsi a 360 gradi. Questa la ricetta per una biografia sportiva di successo.
Stefania Scarfò – Giornalista sportiva

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