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Il cambiamento inizia OGGI

Anno XIX Numero 1 – Aprile 2021 – LIBERTA’ NEGATA O TUTELATA

Signore liberaci da tutti i mali”. La vera vita è nella libertà di risorgere. 

Da un anno a questa parte sentiamo spesso l’espressione “non siamo più liberi di vivere come vogliamo, abbiamo perso la libertà…”, e frasi simili. La pandemia del covid-19 ci ha, in effetti, costretti a rivedere tante cose del nostro stile di vita e delle nostre abitudini. Ciascuno di noi, secondo la sua personalità ed il proprio carattere, vive le privazioni o le limitazioni con maggiore o minore sofferenza, magari alcuni si lasciano condizionare dalla situazione che viviamo persino al punto di sperimentare momenti di depressione, di rabbia, di vera sofferenza, altri, invece, ne fanno tesoro per rivedere la propria vita e operare un ‘salutare’ cambiamento, dando un nuovo (e spesso giusto) valore alle cose, le giuste priorità, ridefinendo e dando lucentezza ai valori che più valgono.

È emblematica l’esperienza di un giovane carcerato che racconta come si sia scoperto libero quando lo hanno arrestato, perché allora ha potuto finalmente rinunciare a tutti quei miraggi di vita nell’agio che lo costringevano a delinquere. Liberarsi da questi falsi desideri ha significato non la fine della sua vita, ma proprio l’inizio della sua libertà. È diventato libero in carcere. Credo che questa storia possa essere significativa per tutti, specie nella situazione che viviamo.

È difficile definire la libertà, non la si vede, non la si può toccare, forse la possiamo solo riconoscere dagli effetti che genera. Noi possiamo, per esempio, accorgerci del vento guardano le foglie muoversi o sentendo sul nostro viso un soffio più o meno intenso. A pensarci bene però, forse possiamo anche riuscire a vedere la libertà nel volto di chiunque sia nato veramente alla propria umanità, nell’uomo e nella donna che sboccia dalla radice divina, nella persona, cioè, che ha imparato ad amare oltre l’egoismo. Non dimentichiamolo: siamo stati fatti (creati) “ad immagine e somiglianza di Dio”.

La libertà si forma poco a poco, in un viaggio che ha una meta, un cammino che aiuta la persona ad essere unica, a prendere una forma ben precisa e chiara. La libertà è una lenta conquista del nostro essere verso una maggiore e coraggiosa conoscenza di noi stessi. Ed in questo andare, è necessario educarci a scartare le false immagini che abbiamo della libertà, per esempio quella della libertà come libero arbitrio, come totale autonomia e autodeterminazione. Un’immagine così sviluppa nell’uomo la convinzione di esser onnipotente, di bastare a se stesso, alimenta l’indifferenza e distorce il vero senso della vita e la bellezza delle relazioni. Essere libero non significa che io devo affermare i miei diritti contro tutti, no, questo è egoismo. La libertà è la maturazione del mio essere in tutte le sue possibilità, è il mio essere che va oltre tutte le forme per portare avanti quella vita che è l’uomo in noi. La libertà autentica esprime, infatti, la dignità della persona umana, il rispetto di essa in sé e negli altri, fino a farci giungere alla meta più alta del cammino della libertà che, infatti, si realizza pienamente e compiutamente quando nella persona tutto si trasforma in amore. Amore creativo, generoso, fedele, paziente, carico di compassione e di misericordia … un atteggiamento e un modo di vivere che non è mai incline al male. Allora la libertà diventa dedizione, servizio, passione e impegno per l’uomo, specie quello più fragile e solo.

Si parla spesso di ricerca della felicità ma, badiamo bene, la felicità vera è fatta di comunione, di vita buona condivisa, di amore e impegno per la giustizia che guarisce le ferite delle persone e cambia le situazioni a vantaggio di tutti. Ci sono situazioni della vita, momenti di prova o di dolore che possono ferire la vita che è in noi, talvolta fino a procurarci delle piccole o grandi morti interiori. Anche la paura e i condizionamenti della pandemia che affligge attualmente il mondo possono smorzare notevolmente il flusso della vita che è in noi. La Pasqua viene allora a portarci un nuovo messaggio di speranza e un nuovo invito a celebrare e credere alla Vita, e questa forza vitale, che è proprio dono della Pasqua, ci aiuta a vivere un nuovo tempo di Resurrezione. Se ci sentiamo morti dentro, nell’anima e nel cuore (effetto possibile dell’attuale pandemia o di qualunque altra situazione personale o sociale), il Risorto viene a risvegliare in noi un rinnovato desiderio di metterci alla ricerca della felicità. La Pasqua è un appuntamento con un nuovo abbraccio di Dio che ci attende, l’abbraccio che, se fossimo morti dentro, è capace di sgretolare il gelo per accoglierci nella vita eterna che, come ho precisato tante volte, non è la vita che ci attende oltre la morte (anche!) ma è, soprattutto, la vita di Dio, la vita divina che entra nella nostra carne già ora e ci fa pregustare ed anticipa in noi una dimensione Alta ed Altra della Vita, quella, appunto, che ci fa essere pienamente liberi, liberi di esistere, liberi di amare e, dunque, di realizzarci autenticamente, liberi di ‘volare’, prendendo le distanze da una vita mediocre, in trappola, ‘terra terra’…

Un grande teologo, Bonhoeffer, diceva che bisogna “vivere partendo dalla resurrezione”. Credo che il senso di questa affermazione ci riguarda tutti: non si può vivere avendo paura, della malattia, dei pericoli incombenti, di un fallimento, delle perdite di persone o cose a cui teniamo, della morte. Non si può aspettare che il male chiuda tutto, semmai dobbiamo vivere assumendo la forza di un amore che crediamo più forte della separazione, della solitudine e della morte come evento finale che distrugge tutto. Ogni morte, quella interiore e quella fisica, deve essere solo un evento di passaggio e di nascita piena, non la fine di tutte le cose, un evento di cambiamento, di tras-figurazione, che significa vedere e vivere tutte le cose e la vita nel suo insieme con una nuova luce, più splendente e assai più luminosa. Dobbiamo imparare a vedere le cose da un’altra prospettiva rispetto a quella alla quale siamo abituati, imparare a guardare ogni cosa come la vede Dio e dalla sua prospettiva. Chi dà spazio alla paura e crede nella morte resta intimamente disperato e solo, non può sperimentare e gustare la libertà, anche se non se ne rende conto; che crede nell’amore, chi alimenta nel suo cuore la speranza, chi sa affidarsi al Dio che rende liberi, si apre alla verità della vita, alla Vita vera.

Buona Pasqua, allora: sia un evento che faccia sperimentare a tutti noi una Libertà rinnovata, sia occasione propizia di Resurrezione, sia motivo di una gioia intensa e piena. L’Amore vince sempre! Chiediamo insieme al Dio, che è Vita e Libertà, questo dono, chiediamogli di liberarci da tutto ciò che vorrebbe legarci e incatenarci, di liberarci da ogni male, di rotolare ogni masso dal nostro cuore per poter andare e continuare il cammino, liberi e leggeri. Auguri a tutti. È tempo di risorgere con Cristo, nostra Pasqua.

p. Piero Puglisi

SOCIETA’

Tutela della salute collettiva e libertà individuale a confronto

Giuseppe Bianco – Sociologo e Docente

Marzo 2020 – Marzo 2021. Dopo diversi decenni, di schizofrenica velocizzazione delle vite umane, orientate all’ordine imperioso del “discorso del capitalista” (come avrebbe detto lo psicanalista Jaques Lacan), il mondo occidentale si è trovato costretto ad entrare in un paradigma del tutto nuovo: “il lockdown”.

SPIRITUALITA’

La ricerca della libertà, piccoli gesti di uomini di migrazione

Francesco Melito – Antropologo Educatore

Di richiedenti asilo e rifugiati si parla molto ultimamente, spesso evocando in maniera più o meno sottile gli scenari delle guerre lontane e della miseria, ma anche dell’invasione, della minaccia terroristica e della contaminazione. Ma chi sono costoro? 

VOLONTARIATO E TERZO SETTORE

La libertà di scegliere percorsi nuovi e di ricominciare

Associazione C.A.M. Gaia

Sarà che il Natale è la festa della gioia di vivere e della vita, sarà che a Natale si fanno sempre buoni propositi, senza alcun dubbio e nonostante il maledetto COVID, il Natale arriverà lo stesso e i sentimenti del cuore manterranno la fiammella della speranza.

SANITA’

Il vaccino: una scelta libera o un obbligo morale?

Ludovico Abenavoli – Dirigente Medico A.O. Mater Domini e Docente UMG;

Luca Perricelli – Avvocato

La ricerca a livello mondiale ha sviluppato una serie di vaccini che dovrebbero costituire lo strumento cardine in grado di interrompere o quantomeno rallentare significativamente la trasmissione del SARS-CoV-2.

ISTRUZIONE

La libertà è partecipazione: il coinvolgimento degli studenti nel processo formativo ai tempi della DAD

Chiarina Macrina – Docente di discipline letterarie e latino 

È facile in uno stato di natura muoversi liberamente, se per libertà intendiamo quella condizione che permette al singolo individuo di esprimersi e agire in uno spazio aperto senza costrizioni.

SPORT

La danza, libertà di movimento, quale volano di espressione o strumento per gestire e superare malessere e disagi

Francesco De Nardo – Presidente Provinciale CSEN CATANZARO

Ormai da molto tempo, allo sport si tende a conferire una valenza pedagogica particolare, capace di trasmettere valori educativi molto importanti. Fare sport è la miglior medicina. Fa bene al corpo, alla mente e allo spirito.

La parola agli ospiti

Alla ricerca di una vita migliore

Vengo dalla Romania ed ho una famiglia, mi manca molto ma purtroppo, a causa dei problemi economici, devo per un periodo anche lungo allontanarmi dalla mia terra natale e venire qui in Italia, dove la gente è buona e caritatevole, e dove veniamo trattati anche bene, tranne qualche volta, ma tutto il mondo è paese. Ormai è da molti anni che vengo qui da voi, ci sto per un periodo, guadagno qualche soldo e acquisto della roba da inviare ai miei e poi torno indietro. Quest’anno sono arrivato in Italia in Gennaio insieme a tre miei amici, che per me sono come fratelli; essendo loro meno esperti e non sapendo parlare bene l’Italiano cerco di aiutarli in ogni modo. Dopo quasi un mese e mezzo di vita da senza tetto, siamo arrivati qui nella struttura dormitorio dell’Oasi, che ha aperto apposta per dare un letto e un pasto in un periodo di grande freddo: ormai siamo qui da tre settimane e devo dire che ci stiamo trovando molto bene, ricevendo attenzione da parte degli operatori, cibo caldo e avendo dove dormire, molto diverso dallo stare sempre in strada. Purtroppo la mia condizione e quella dei miei amici non ci permette di affittare una casa o altro; veniamo in Italia appunto per racimolare qualcosa da inviare direttamente alle nostre famiglie, ma, nonostante tu in strada puoi conoscere molta gente, non è la vita che vorrei fare, e penso che sia la stessa opinione dei miei compagni di viaggio, soprattutto ora che ormai da un anno e mezzo siamo in emergenza pandemica: le restrizioni e le leggi dei vari paesi limitano molto lo stare per strada, figurati che noi, che facciamo parte come voi italiani della comunità europea, prima di varcare il confine abbiamo dovuto presentare il passaporto covid per poter entrare! Penso che la pandemia abbia cambiato molto le nostre vite in tutti i sensi limitando di molto i nostri movimenti e non lo trovo molto giusto, nonostante capisca che per evitare una strage qualche cosa bisognava farla, ma se prendi ad esempio uno come me che viaggia molto e fa molti chilometri per poter guadagnare qualcosa e dare da mangiare alla famiglia, trovo tutto ciò una grande limitazione al mio operato. Proprio per questo, poter essere accolto presso di voi, l’ho trovata una grande occasione per potermi sentire uomo, con diritti e libertà di poter essere tranquillo e dire che nonostante tutto, nonostante la lontananza e le limitazioni, ci sono ancora persone buone e con cuore. Eppure la mia volontà non è quella di rimanere ancora a lungo; mi sono prefisso che raggiunto il mio obiettivo, ovvero raggiungere una certa quota, tornerò in Romania dalla mia famiglia, non vedo l’ora di rivederli e riabbracciarli.

A.

Oasi di Misericordia, Comunità Alloggio per Adulti in Difficoltà

In cucina con gli ospiti

Pollo o agnello Kurma

Questa ricetta a base di pollo o agnello, anche se non rappresenta quella canonica, è molto importante per noi bengalesi perché è quella che ci è stata tramandata dalle nostre nonne. Questo piatto che stiamo per raccontarvi ha il nome di Kurma o Korma, ed è un piatto molto caratteristico in tutto il continente asiatico perché i migliori ingredienti, a nostro dire, sono: il lavoro, l’amore e la passione ma anche l’aggiunta di un pizzico di magia. Durante la dinastia Mughul gli originali piatti erano molto più blandi rispetto a quelli odierni che si presentano più ricchi di ingredienti. Questo perché i popoli asiatici durante l’età imperiale erano nomadi pertanto la loro cucina doveva essere adattata a quello stile di vita. Dobbiamo ricordare, infatti, che il piatto Kurma necessita di molto tempo per la cottura. Il Kurma moderno è una fusione di piatti di origine indiana e persiana. In India, ad esempio, i piatti si caratterizzano per un maggiore utilizzo di olio e spezie in particolare il peperoncino. Originariamente il peperoncino non era previsto, ma a partire dal XVIII secolo cominciò a diffondersi anche alla corte di Delhi portato dai Marathi, abitanti della regione occidentale dell’India chiamata Maharashtra. A Lucknow, i cuochi cominciarono ad aggiungere anche la panna, per rendere la pietanza ancora più piacevole per il palato. Proprio a Lucknow si narra una storia ambientata in un tempo in cui la città si chiamava ancora Oudh ed era governata da un vice re, Waji Ali Sha, di fatto l’ultimo vice re di Oudh. Questi invitò a cena Mirza Asman Qadar, un raffinato principe di Delhi, noto per apprezzare e conoscere il cibo. Sul dastar khwan, un pezzo di tessuto o di pelle di forma circolare posta direttamente sul pavimento, che fungeva al tempo stesso da tavola e da tovaglia, furono posti diverse preparazioni tra cui quella che agli occhi del principe appariva come una conserva di verdure chiamata murrabba. Questo avvenimento destò la sua sorpresa, e il suo imbarazzo, scoprendo solo dopo la degustazione, che si trattava di un quarama, o per usare un’altra espressione di un korma di agnello. Waji Ali Sha fu estremamente lieto di essere riuscito a prendersi gioco di un palato regale e così sopraffino. Dopo pochi giorni Mirza Asman Qadar restituì l’invito. Waji Ali Sha presagì che certamente il principe avrebbe cercato di trarlo in inganno, ma nonostante l’intuizione, questi fu sconfitto dalla bravura del cuoco. In questa occasione, infatti, sul dastar khwan furono poste decine di cibi: pulau, zarda, korma, kababs, biryani, chapatis, chutneys, achars e parathas, non mancava nessuna preparazione e tutte avevano un aspetto irresistibile. Eppure come verificò sgomento il vice re erano tutte sculture di zucchero, plasmate ad arte dal cuoco del principe. Il korma era di zucchero, il curry era di zucchero, anche il pane e i chutney; si sarebbe detto che anche i piatti e le ciotole fossero di zucchero. Wajid Ali Shah provò ogni piatto, tra lo sconcerto e l’imbarazzo. Il principe aveva vinto. Questa storia vuole essere un affresco sulla raffinatezza e la ricercatezza della cucina indiana e asiatica di ispirazione Moghul, che anche oggi possiamo apprezzare.

La ricetta può inoltre essere adeguata per realizzare un piatto vegetariano usando dei derivati della soya come il tofu o il seitan, che non sono certamente indiani ma possono fornire un’alternativa per coloro che per scelta o necessità rinunciano alla carne ma vogliono gustare un ottimo korma. Tuttavia il piatto che oggi maggiormente si consuma in Bangladesh è stato perfezionato e ulteriormente adattato ai nostri gusti. Un esempio che ci piace fare è quello della versione iraniana che ci risulta essere molto insipido. In Bangladesh questo piatto viene preparato e consumato nelle grandi occasioni come le feste comunitarie e i matrimoni. Un metodo di preparazione che ci piace fare è quello tradizionale che prevede che il pollo venga brasato in olio, yogurt e spezie e successivamente cotto finchè diventa tenero e gustoso. Questo procedimento fu introdotto dai cuochi provenienti dalla Persia, che conoscevano la tecnica da tempo immemorabile. Per le occasioni più importanti vengono aggiunti gli anacardi sbollentati e finemente macinati.

Ingredienti secondo la variante bengalese:

  • Pollo o agnello a pezzi
  • Latte o panna
  • mandorle
  • olio o burro (Ghee)
  • cipolla o scalogno
  • foglie di alloro
  • cannella
  • cardamomo
  • zenzero
  • aglio
  • sale
  • pepe verde
  • cumino
  • peperoncino
  • pepe nero

Preparazione.

Incidete la carne praticando dei tagli profondi ma stretti con un coltello appuntito. Frullate insieme l’aglio, lo zenzero, una cipolla e le mandorle. Mescolate questo trito con lo yogurt e unite il sale e la garam masala (mistura di spezie). Ponete i petti di pollo in una terrina e conditeli con la marinata, copriteli e riponete al fresco per 4 ore. Fate scaldare 30 g di burro o olio in una pentola capiente e aggiungete la cipolla affettata. Fate cuocere a fuoco moderato per circa 25 minuti in modo che le fettine siano caramellate e assumano un colore dorato. Rimuovetele e tenetele da parte cercando di lasciare il grasso nella pentola. Macinate cumino, semi di senape e curcuma. Aggiungete il resto del burro o dell’olio. Ponete i petti di pollo nella pentola. Quando sono ben rosolati, occorreranno 5-7 minuti, unite 150 ml di acqua, le cipolle caramellate e gli aromi, mescolate con cura e fate cuocere a fuoco medio per 20 minuti. Aggiungete la panna o il latte e cuocete per altri 15 minuti. Unite ancora 100 ml di acqua e fate cuocere per 10 minuti. A questo punto aggiungete il cardamomo, solo i semini interni, il pepe nero macinato e le foglie di alloro spezzettate. Fate cuocere ancora per 15-20 minuti e comunque fino a quando la carne si presenta piuttosto tenera.

Hossain Rayhan

L'Approdo, Siproimi

Pensieri al tempo del covid

L’esperienza del Covid, ancora non totalmente conclusa, ha naturalmente interessato anche Fondazione Città Solidale, sia in quanto Organizzazione (che ha dovuto fronteggiare l’emergenza nell’emergenza), sia in quanto persone, ciascuna con il suo ruolo, le sue responsabilità, la sua sensibilità. Molti in questo periodo hanno scritto, per fare memoria, per ritrovare un ordine ed un senso, per appuntare e trasmettere emozioni e riflessioni utili a sé stessi ed agli altri. Lo hanno fatto anche i componenti di Città Solidale: operatori, ospiti, il Presidente… E’ stato racchiuso tutto in questa raccolta che potete ricevere subito chiamando il n. 3519661212.

*Il contributo sarà devoluto ad iniziative legate al covid 19

Fondazione Città Solidale Onlus

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