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Una riflessione del Maestro Alessandro Santacaterina

 

In occasione del mio intervento al Premio Città Solidale, spero di essere riuscito ad apportare un’ulteriore componente umana all’interno di un dibattito incentrato sulle molteplici sfaccettature dell’intelligenza artificiale e sulle sue applicazioni nella quotidianità e nel lavoro.

In maniera ironica, prima della mia esibizione, ho definito ciò che propongo come una forma di intelligenza artigianale. Pur suonando uno strumento neotradizionale, mi trovo costantemente a interrogarmi sul futuro del rapporto tra l’uomo, la macchina e la tecnologia nella musica dal vivo. In particolare, partendo da un repertorio radicato nel locale, mi chiedo come questi strumenti possano supportare la divulgazione e come si possa continuare a cercare il locale nel globale (e il globale nel locale), ritrovando il tutto nella singola parte.

L’arte deve rimanere indiscutibilmente umanocentrica. Tuttavia, la macchina può ampliare e arricchire questo concetto, agevolando la fruizione dell’opera e spalancando nuove possibilità espressive. Nel mio percorso artistico, la tecnologia mi ha permesso di dare voce a un mondo sonoro che, a un certo punto della storia, inglobato nel futuro, sembrava aver smesso di produrre futuro.

Oggi, attraverso un processo che ritengo del tutto naturale per la propria sopravvivenza, quel patrimonio si reinventa, si trasforma e si colloca all’interno della «musica totale» del nostro secolo. In questo punto di incontro, la lezione e l’identità profonda della musica contadina entrano a far parte a pieno titolo di una grande famiglia globale e tecnologica, dimostrando che la tradizione non è un reperto immobile, ma una materia viva capace di dialogare con il futuro.

 

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