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  • Sulle tracce del poverello di Assisi

Fin dal suo nascere lo scautismo ha fatto riferimento alla figura di un santo. Lo scautismo cattolico secondo la sua bimillenaria tradizione ecclesiale propone ai suoi membri figure di santi da imitare: santi diversi per le varie branche. San Francesco d’Assisi viene proposto come santo ai bambini e quindi ai lupetti e alle coccinelle (Branca L/C). Francesco prende alla lettera le parole del vangelo e fa della sua vita una imitazione di Gesù povero, tutto proteso a compiere la volontà del Padre. La testimonianza di Francesco è considerata sempre attuale nella Chiesa perché richiama la necessità di prendere il vangelo “sul serio” e senza fare sconti nella scelta della sequela di Cristo, vissuta nell’armonia con se stessi e con il creato e in un perenne cantico di lode al Signore, trovando anche nella difficoltà e solitudini l’occasione per essere in “perfetta letizia”, in un amore al prossimo senza riserve.

  • Branca L/C: la pista della gioia

La figura di san Francesco è proposta in primo luogo all’imitazione dei lupetti e delle coccinelle perché con il suo esempio di gioiosa vita cristiana il bambino possa scoprire “sempre più la presenza di Dio che, attraverso la legge dell’amore, lo chiama a vivere con semplicità e gioia il vangelo nella vita quotidiana”: gioia nella carità (Francesco ama donare e donarsi; fin dal primo episodio in cui donò ai poveri i beni del padre emerge questo tratto naturale di generosità. Così è pieno di gioia dell’aver baciato il lebbroso); gioia nella bellezza (Francesco, fin da giovane aveva un fine animo d’artista, infatti eccelleva nel canto e nella musica. E la contemplazione della bellezza che vedeva nel creato era per lui una continua fonte di meraviglia e di gioia); gioia nella povertà (Francesco vide la bellezza perfino nella povertà e ne fece la fonte più alta della sua gioia. Se mai Francesco avesse potuto essere invidioso, lo sarebbe stato quando, nel loro cammino, lui e i frati avessero incontrato qualcuno più povero di loro. Per questo Francesco, vuole che i frati siano felici di vivere di elemosina. “Con animo più lieto di colui che barattasse una sola moneta con cento denari”); gioia cosmica (L’amore per la natura fa nascere in Francesco la gioia di essere parte integrante del creato, di essere creatura con le creature. Questa perfetta empatia con gli animali e le piante lo riempie di gioia; così non solo parla con gli animali ed essi lo comprendono, ma soprattutto trova una letizia grandissima in questa sua comunicazione. È pieno di gioia quando predica agli uccelli o libera gli animali catturati); gioia nella preghiera (Francesco ama pregare il suo Dio, immergersi nella gioia e godere del suo amore. È la gioia di essere con Dio, di godere della sua presenza fino a gridare come spesso faceva: “Deus meus et omnia!” (Mio Dio e mio tutto); gioia nel favore (Dall’incontro con il lebbroso scaturisce in Francesco una capacità d’amare, straordinaria, che si esprime nel rivolgersi spontaneamente ai più poveri, addirittura nel condividere la loro vita. Spesso accadeva che Francesco pur di non far sentire i lebbrosi emarginati o disprezzati, mangiasse con loro nello stesso piatto)

 

  • Accompagnare nella fede

I Bambini, affascinati e incuriositi dalla storia di Francesco, sono portati ad ascoltare e ad aprirsi all’esperienza del Mistero; l’annuncio è fatto di esplorazione, gioco e scoperta: occasioni per fare e farsi domande. Interpellati in prima persona, trovano il senso della risposta nella Comunità alla quale appartengono, nelle sue cerimonie e leggi, nei suoi rituali, simboli condivisi nei quali scoprono e incontrano persone che, come loro, hanno ricevuto il dono della fede e con le quali camminare. Con Francesco imparano a guardare il mondo con gli occhi di quel Dio che vede tutto come “cosa molto buona”; si riesce a giocare con gioia e fare cose incredibili. La vita all’aperto permette al bambino sull’esempio di San Francesco di scoprire l’armonia del creato, le leggi della natura, il rispetto dell’ambiente e dell’uomo. A poco a poco i bambini scoprono che fanno parte di una storia che li ha preceduti: storia in cui sono invitati a inserirsi con fedeltà e impegno, ricercando il loro modo originale di rispondere a una chiamata, a Qualcuno di più grande che iniziano a conoscere e ad amare, coinvolti dalla vita del poverello d’Assisi.

Allora scoprire, sentirsi liberi, buttarsi, mettersi in gioco, affrontare le difficoltà, gustare cose belle: questo è scegliere di vivere l’esperienza dello scautismo, camminando sulle orme del Patrono d’Italia.

don Raffaele Zaffino – Assistente Ecclesiastico dell’Agesci “Zona Tre Colli”

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