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Esiste una straordinaria unità di misura per decifrare la bellezza di una comunità: è la propensione al dono, vale a dire la capacità del singolo individuo di sapersi spendere per gli altri. Come ogni forma di operosità, anche il dono ha un respiro mutevole che varia da persona a persona, in base alle possibilità e alle attitudini di ognuno: c’è chi sceglie di offrire il proprio tempo o le proprie competenze, chi predilige donazioni in termini economici o di beni materiali, altri ancora preferiscono salvare una vita attraverso le donazioni di sangue e organi.
Al di là di come possa concretizzarsi la missione del dono, i benefici che ne derivano hanno ricadute positive su tutti i membri della società, in maniera diretta o indiretta. L’impegno di uno diventa un’opera di generosità nei confronti di molti, un esercizio di perfezionamento sociale che contribuisce allo sviluppo individuale e collettivo.
Ne sono piena testimonianza le associazioni di volontariato e tutte quelle organizzazioni che operano nel terzo settore; alcune di esse farebbero fatica a sopravvivere se non avessero una rete di donatori e volontari desiderosi di sporcarsi le mani per sostenere una causa. Sul campo o a distanza, poco importa: l’altruismo riesce a fare a meno dei confini. La guerra, le calamità naturali e la povertà sono soltanto alcuni dei contesti in cui le associazioni vedono schierati sul fronte plotoni di donatori e volontari.
Siamo stati abituati a un ritratto benevolo e orgoglioso del nostro Paese: l’Italia è un popolo generoso che non si tira indietro di fronte alla necessità di aiutare. Eppure basta interpellare due o tre associazioni di volontariato a noi vicine per toccare con mano quanto risulti sempre più complessa – e a volte poco fruttuosa – l’attività di reclutamento volontari e di raccolta fondi.
Le ultime analisi di settore lo confermano; è quanto emerge dal V Rapporto Annuale “Noi doniamo”, presentato all’inizio di ottobre e curato dall’Istituto Italiano della donazione (IID), fonte scientifica di riferimento per la cultura della pratica del dono in Italia. Lo studio in questione esplora tre profili della donazione: la donazione di tempo e capacità (volontariato), quella economica (denaro) e quella biologica (sangue, organi, etc.).
Mentre l’anno della pandemia aveva innescato meccanismi sorprendenti di solidarietà, il 2021 evidenzia come le problematicità del post-Covid stiano influenzando sfavorevolmente anche il supporto economico di cause sociali e l’impegno nel volontariato che – dati alla mano – registrano un trend negativo. In un contesto globale di insicurezza dettato da nuove guerre e da una ripresa economica dubbiosa, gli italiani stanno cambiando il loro modo di donare e fare volontariato, con concreti rischi per le associazioni.
Qual è il senso profondo del dono se non la consapevolezza? Indipendentemente dalle motivazioni etiche e dall’appagamento personale di bisogni o interessi, la vera forza motrice che innesca meccanismi di volontariato è la consapevolezza che tendere una mano significhi dare risposte, offrire speranze e seminare buone pratiche. La situazione attuale ci impone la medesima consapevolezza. La crisi del volontariato rappresenta un campanello d’allarme per tutti noi e nessuno è dispensato dall’obbligo morale di fermarsi a riflettere sul valore indiscutibile del dono.
Le associazioni spesso riescono a offrire servizi territoriali e socio-assistenziali che neppure lo Stato è in grado di garantire: accoglienza, contrasto alla marginalità, servizi per la povertà, sostegno ai minori, supporto psicologico, attività educative, sportelli sociali, percorsi di assistenza. Le associazioni di volontariato rappresentano l’unico banco di scuola dove è possibile imparare la vera cultura del dono, quella che nasce dalla strada, dai dimenticati, dall’ascolto attivo. Toccare con mano le mancanze di una comunità, e talvolta le sofferenze nascoste che ci sono dietro, può aprire la strada al cambiamento e all’impegno comune. Oggi più che mai, ciascuno di noi dovrebbe farsi discepolo del dono, abbracciare gli insegnamenti che nascono nelle tante progettualità delle associazioni e contagiare positivamente le persone a noi più vicine.
Il dono è amore. Il dono è umanità. È poggiare la testa sul cuscino con la consapevolezza che mentre qualcuno là fuori chiedeva aiuto, noi non abbiamo abbassato lo sguardo e non ci siamo voltati dall’altra parte.

Marco Angilletti – Fundraiser e scrittore

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