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Il 12 maggio, alle ore 9.30, presso il teatro comunale di Soverato, si è svolta la nona edizione del premio Città Solidale, “100 PASSI verso la legalità!”, organizzata da Fondazione Città Solidale Onlus, con la collaborazione dell’ANPI di Catanzaro e il patrocinio del Comune di Soverato.
L’evento, dedicato alla figura di Peppino Impastato, ha visto il coinvolgimento e la sentita partecipazione di tanti studenti, ma anche dei ragazzi della Comunità ministeriale di Catanzaro e degli ospiti delle strutture di Città Solidale.
Ai giovani si è rivolto Giovanni Impastato, che da anni con Casa Memoria ha messo in atto un processo pedagogico costante, promuovendo gli ideali e le lotte di suo fratello Peppino e di sua madre Felicia Bartolotta, donna di straordinario coraggio. Il suo è un impegno quotidiano atto a sostenere la cultura della legalità, mosso da una forza rigeneratrice di vita, idee e passioni, che diventa al tempo stesso un messaggio di speranza per andare ‘oltre i 100 passi’. È una voce potente che testimonia la possibilità di un futuro diverso, fatto di cultura, legalità, crescita, sviluppo e, soprattutto, di condivisione.
I temi della legalità e della lotta alle mafie sono stati al centro della manifestazione, alla quale sono intervenuti: monsignor Michele Pennisi, vescovo emerito di Monreale, promotore di progetti sulla legalità in territori difficili; Simona Dalla Chiesa, figlio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso dalla mafia nel 1982; Angela Paravati, per 12 anni direttrice della casa circondariale di Catanzaro; Tiberio Bentivoglio, imprenditore che si è rifiutato di pagare il pizzo, subendo ripetuti attentati e danneggiamenti alla sua attività a Reggio Calabria; Rocco Mangiardi, imprenditore lametino, che ha avuto il coraggio di dire no al pizzo, puntando il dito in tribunale contro il boss Pasquale Giampà; Francesca Prestia, docente e cantastorie, che con la sua arte ha dato un grande contributo all’impegno sociale e alla memoria antimafia, componendo e interpretando ballate per Lea Garofalo e Felicia Impastato.
Chiaro, nelle parole di ognuno di loro, il messaggio rivolto ai giovani studenti, perché la mafia si combatte con la cultura, educando alla legalità, nel ricordo costante di coloro che, per difendere i valori civili, sono morti per mano della mafia.
Una mattinata, dunque, densa di riflessioni ed emozioni, durante la quale, oltre a discutere i temi della memoria, dell’impegno civile e della lotta alla mafia, i ragazzi hanno potuto ascoltare racconti legati all’esperienza familiare e personale di Giovanni Impastato, raccogliendo il valore di una testimonianza capace di suscitare attenzione, interesse e coinvolgimento emotivo.
Con queste parole, infatti, Giovanni Impastato si è rivolto alla platea gremita di ragazzi: “Dico ai giovani che si può vivere come Peppino: facendosi domande, smontando le menzogne del mondo – e anche le nostre, dentro di noi – sapendone di più, ascoltando, valutando, distinguendo il bene dal male…”
E’ vero, le storie di mafia fanno paura, ma sentirle raccontare da chi l’ha incontrata e la combatte non può che infondere il coraggio, in tempi difficili come quelli che stiamo vivendo, di compiere “i nostri cento passi” verso la legalità, un messaggio di speranza che guarda al presente e al futuro, un monito all’impegno civile, soprattutto per i giovani, dai quali dipende il futuro della società e del Paese.

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