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In questo breve articolo, non farò un trattato sulla legalità, serve a poco, bensì, vorrei che fosse una piccola scossa per un grande recupero di moralità personale e sociale: di legalità testimoniata. Sì, perché urge un recupero di legalità, e la Chiesa, ma non solo, “esperta di umanità” (Paolo VI), i laici cristiani devono essere in prima linea, con la capacità di contagiare la società, secondo i principi della Pacem in Terris di Giovanni XXII: convivenza nella verità, nella giustizia, nell’amore, nella libertà. Questo, non ovviamente per attribuire a qualcuno o qualcosa una sorta di “rating di legalità”. Ma cos’è la legalità? La legalità – afferma il documento della CEI del 1991 “Educare alla Legalità” – è «insieme rispetto e pratica delle leggi». Non solo rispetto di norme imposte dall’alto, ma pratica quotidiana di regole condivise. Così intesa – continua il documento – «la legalità è un’esigenza fondamentale della vita sociale per promuovere il pieno sviluppo della persona umana e la costruzione del bene comune». Educare alla legalità significa sia fare leggi giuste, che osservarle. Ridurre il ricorso al malaffare, rendendo più attrattivo e più proficuo l’agire etico e legale. Nell’uno e nell’altro caso, si esprimono e si verificano (cioè si rendono vere) l’appartenenza e la partecipazione alla comunità civile. Un’esigenza fondamentale diventa allora educare ed educarci alla legalità, o meglio alla “responsabilità”! La legalità è l’anello che salda la responsabilità individuale alla giustizia sociale, l’io e il “noi”. Per questo non bastano le regole. Il rapporto con le regole non può essere solo di adeguamento, tanto meno di convenienza o paura. La regola parla a ciascuno di noi, ma non possiamo circoscrivere il suo messaggio alla sola esistenza individuale: in ballo c’è il bene comune, la vita di tutti, la società, il diritto di cittadinanza e di conseguenza aumentare la partecipazione. Insomma la Dottrina Sociale della Chiesa (DSC) che deve essere faro e riferimento nell’agire dell’uomo, di ogni uomo. Alla DSC si legano: il riconoscimento della dignità dell’uomo, che si esprime nel principio del personalismo; il principio del bene comune; il principio di solidarietà; il principio di sussidiarietà; i principi di autorità e legalità; il principio della partecipazione alla vita pubblica. Collocarsi nell’area grigia dell’illegalità non fa bene a nessuno. Osservare le leggi giuste è una questione di giustizia. È di grande attualità il monito del Concilio Vaticano II: «Sacro sia per tutti includere tra i doveri principali dell’uomo moderno, e osservare, gli obblighi sociali» (Gaudium et Spes 30). A quanti pensano che evadere le leggi dello Stato sia cosa da furbi o da millantatori; a quanti si autogiustificano con il dire “così fanno tutti”, si ricorda che è cosa di cui vergognarsi. «Non pochi non si vergognano di evadere con sotterfugi e frodi le giuste imposte e gli altri obblighi sociali» (Gaudium et Spes 30). Non basta contrastare l’illegalità; è urgente, fondamentale, creare una cultura della legalità” (…) “Un compito particolare per sviluppare la cultura della legalità ce l’hanno la famiglia, la scuola e la parrocchia”. Le parrocchie, i gruppi, i movimenti, le associazioni, devono interrogarsi se nei percorsi educativi è previsto un particolare approfondimento al valore della legalità” con un “no” deciso alle forme più evidenti di illegalità sul territorio. La Chiesa e i laici cristiani, non possono tacere dinanzi ad avvenimenti e fenomeni illegali. Devo dire, però, che la Chiesa è molto sensibile a questa tematica, basta ricordare i tanti preti di frontiera e laici che in territori degradati colmano un vuoto istituzionale, infrastrutturale e politico. In diverse periferie lo Stato spesso assente e la Chiesa è un presidio di legalità. Deve esserlo sempre di più! Il rispetto della legalità non è un semplice atto formale, ma un gesto personale. La caduta del senso della legalità può avere radici diverse: dal modo di gestire il potere, dal formulare le leggi, dal senso della solidarietà tra gli uomini e dalla loro moralità. La responsabilità di eventuali cadute del senso di legalità è da attribuirsi non solo a coloro che ricoprono posti e funzioni nelle istituzioni pubbliche, ma anche a tutti noi cittadini, sia pure con rilevanza diversa. Per concludere un tema che oggi è una frontiera che non possiamo trascurare. Dobbiamo sentirci impegnati a fare buone leggi in tema di Welfare State (stato sociale) con speciale attenzione ai soggetti deboli, agli immigrati; alla promozione della famiglia, quale bene essenziale della società; ai nuovi problemi della vita, umana e non umana, in considerazione delle nuove possibilità biotecnologiche. Mi viene in mente una suggestione, riferita alla Calabria, di Franco Arminio, scrittore e paesologo (come lui si definisce) da sempre impegnato su temi sociali. Non conosco una terra più sensuale un disordine più esemplare una grazia più oltraggiata. Questa non è una regione, è un altare. Ecco, su questo altare dobbiamo, con coraggio e determinazione, celebrare il nostro agire.

Claudio Venditti – Responsabile Ufficio Diocesano di Catanzaro-Squillace “Giustizia, Pace e Salvaguardia del Creato” e Presidente Forum Famiglie Calabria

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