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Molte sono le figure femminili presenti nella Sacra Scrittura. Fin dalle prime pagine della Bibbia, la donna ci viene presentata con una identità ben precisa. È creata da Dio per dare all’uomo (ish) un aiuto che gli corrisponda, gli sia pari, e quando Adamo la vede, la riconosce così (ishshâ). Dopo il peccato originale Adamo, nonostante la nuova coscienza del suo essere mortale, la chiama Eva, madre dei viventi, colei che genera alla vita, che genera vita, genera persone per la vita. E dalle parole che Dio dice al serpente: “Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno.” (Genesi 3,15), emerge fin dall’inizio una promessa per la stirpe di Eva, che cambierà le sorti dell’umanità.

Dio spesso si presenta come “il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe”, ma è anche il Dio di Sara, di Rebecca e di Rachele, le rispettive mogli dei grandi patriarchi. Qualche accenno.

Sara era una bellissima donna, moglie di Abramo. Quando nelle loro peregrinazioni passano in Egitto, il marito, temendo che il faraone potesse ucciderlo per prendersi la moglie, chiede a Sara di presentarsi come sorella di Abramo, così da poter essere richiesta nell’harem del faraone senza pericolo per il marito. Sara accetta questo strano patto senza batter ciglio, il che la rende la prima persona, nella Bibbia, disposta a mettere da parte la propria vita per salvare quella di un altro.

Rebecca, moglie di Isacco, agisce con astuzia per far carpire al figlio Giacobbe la benedizione del padre, che sarebbe spettata a suo fratello. E poi sottrae il figlio prediletto dalla collera del fratello mandandolo in casa di un suo parente, col pretesto di trovar moglie. Questo strattagemma farà sì che da Giacobbe nasceranno i capostipiti delle tribù d’Israele. Rebecca è da annoverarsi tra le matriarche, al pari della suocera Sara.

Rachele è la donna amata da Giacobbe, che, per poterla sposare, lavorerà gratuitamente per il suocero per 14 anni. Rachele era sterile, e pur di dare discendenza, propone a Giacobbe il medesimo “patto” che la nonna Sara aveva fatto con Abramo: di avere dei figli con la sua serva e poi di adottarli, e così avviene. Ma Dio rende feconda anche Rachele, che resta incinta e darà a Giacobbe un primo figlio, Giuseppe, e morirà di parto dando alla luce il suo secondogenito, Beniamino.

Aggiungo due sole figure, che vengono citate nella genealogia di Gesù: Raab, la prostituta che accoglie e nasconde nella sua casa le spie israeliane mandate da Giosuè in avanscoperta a Gerico. Rischia la sua vita per salvare quella degli esploratori. Per questo suo coraggio venne risparmiata, insieme alla sua famiglia, dal successivo sterminio degli abitanti della città e inserita nel popolo di Dio: una straniera, una Cananea e, per giunta, una prostituta.

Rut, la moabita che, vedova, sceglie di rimanere con la suocera. E avviene un bellissimo, reciproco, prendersi cura in un orizzonte di speranza di vita che va oltre le contingenze. In questa scelta di dedizione si apriranno strade nuove anche per Rut, che diverrà la nonna del re Davide.

Anche nel Nuovo Testamento, la donna è colei che in modo particolare è attenta ad accogliere e promuovere la vita. Uno sguardo veloce su tre persone.

La profetessa Anna ci testimonia la capacità femminile di offerta di sé in una attesa densa di preghiera e di vigilanza, che le permette di cogliere l’inedita presenza di Dio. E subito lo annuncia a chi potrebbe capire: “si mise a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme”.

La cananea cerca, trova e implora Gesù, determinata a salvare la sua bambina. Non le importa di rischiare di essere allontanata perché importuna, o perchè Gesù è convinto di essere stato mandato solo per Israele e quindi le dice in maniera colorita che per lei non ha nessun dono: “non è bene prendere il pane dei figli per buttarlo ai cagnolini” (Mt 15,26). Lei accetta il nomignolo con cui i Giudei consideravano i Cananei, non si perde in discussioni inutili, non si ferma alla perplessità di Gesù e va dritta al punto: “Dici bene, Signore; eppure anche i cagnolini mangiano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni”. (Mt 15,27) Questa donna fu davvero forte, attiva e coraggiosa nel dichiarare la sua fede nel fatto che anche una sola briciola del potere del Salvatore sarebbe stata sufficiente. Nella sua amorosa decisione di salvare la vita della figlia, provoca e aiuta anche Gesù a comprendere meglio la propria missione, allargandone gli orizzonti.

Maria di Nazareth, donna del “Sì” al progetto di salvezza di Dio, ha permesso il compimento della promessa primordiale: la vittoria definitiva sul male. Maria ha così aperto possibilità di vita nuova per tutti e ciascuno. Lei è la Madre che ci indica la via della salvezza e della felicità: andate da Gesù e “fate quello che vi dirà”.                   

Suor Stefania Pusineri – Istituto Beato Luigi Palazzolo

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