Dalla memoria all’impegno: la salute mentale come bene comune
Il 10 ottobre, in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, la Fondazione Città Solidale ETS ha scelto di riflettere su un tema che oggi riguarda tutti noi: la salute mentale come dimensione essenziale del benessere collettivo.
Parlare di salute mentale oggi significa parlare di tutti di noi. Delle nostre fragilità, delle nostre fatiche quotidiane, delle paure che spesso ci abitano. La pandemia, le crisi economiche, le guerre vicine e lontane hanno reso evidente quanto la salute mentale sia preziosa e fragile allo stesso tempo.
Eppure, nonostante sé ne discuta di più, resta ancora forte lo stigma. Restano i silenzi, i tabù, la difficoltà a chiedere aiuto. È qui che la memoria ci viene in soccorso: ricordare chi ha lottato per affermare i diritti e la dignità delle persone con sofferenza psichica ci spinge oggi ad assumerci un impegno concreto. Perché la memoria, senza impegno, rischia di restare un ricordo sterile.
Una questione che riguarda tutti
Nel nostro tempo, la salute mentale non è più un tema confinato a chi riceve una diagnosi clinica, ma riguarda l’intera collettività.
Riguarda i giovani che crescono in contesti incerti, i lavoratori sottoposti a pressioni crescenti, le famiglie che si trovano spesso sole ad affrontare situazioni complesse.
Riguarda le donne che si ritrovano in situazioni di violenza, costrette a convivere con traumi che non lasciano solo ferite fisiche ma segni profondi nell’animo.
Riguarda i minori vittime di violenza assistita che crescono in contesti familiari segnati da conflitti, aggressività e paura, e che spesso portano dentro di sé ferite invisibili che riemergono nel tempo.
Riguarda i migranti, adulti e minori, che vivono il dramma della migrazione: viaggi segnati da pericoli e violenze, distacchi dolorosi, solitudini forzate, il peso di un’integrazione spesso difficile.
In tutte queste situazioni, la sofferenza psichica non è mai un fatto privato, non riguarda l’individuo isolato: è un riflesso di condizioni sociali, economiche e relazionali che pesano sulla vita delle persone. Per questo non può esserci vera salute pubblica senza salute mentale.
Trent’anni accanto ai più fragili
Da oltre trent’anni Fondazione Città Solidale opera nel settore socio-assistenziale nella provincia catanzarese. La sua storia è intrecciata con l’ascolto e l’accompagnamento delle persone più fragili: famiglie in difficoltà, donne vittima di violenza, minori, anziani, persone senza dimora, migranti, persone con disabilità fisica e psichica.
Proprio per la mission che la contraddistingue – quella di mettere al centro la dignità della persona e di costruire comunità accoglienti – la Fondazione non si è mai fermata ai confini di una categoria. Così, negli anni, ha accolto e sostenuto anche persone in condizione di fragilità mentale. Non era scontato: il rischio sarebbe stato quello di rinviare ad altri servizi, considerandolo un campo “a parte”. Invece no. La scelta è stata quella di aprire le porte, di non voltarsi dall’altra parte, di creare percorsi inclusi.
Tra le tante esperienze, particolare attenzione è stata rivolta a chi vive situazioni di disagio psichico. Nei servizi della Fondazione, come la Casa di Accoglienza L’Aliante e La Tenda di Mamre, negli ultimi dieci anni sono state accolte diverse persone con disturbi mentali o forti condizioni di isolamento.
A tale quadro si sommano le numerose donne, sole o con figli, accolte nel servizio “Il Rosa e l’Azzurro”, che hanno vissuto condizioni di estrema fragilità, talvolta legate a esperienze di violenza domestica o a situazioni di abbandono.
Non meno rilevanti sono le condizioni di vulnerabilità psico-sociale riscontrate tra i migranti accolti nei progetti SAI (Sistema di Accoglienza e Integrazione), nei quali la Fondazione opera da anni, con particolare attenzione agli aspetti legati al trauma migratorio, allo sradicamento e alla difficoltà di inserimento sociale.
Dietro ogni numero ci sono storie di vita: di perdita, di dolore, ma anche di rinascita. Ci sono volti che arrivano segnati dalla fatica, e che nel tempo trovano la forza di ricostruire un cammino. Perché l’accoglienza non è mai solo un tetto o un servizio, ma è la possibilità di riscoprirsi ancora capaci di futuro.
L’impegno verso i minori
Negli ultimi anni ci siamo resi conto di quanto la fragilità mentale stia evolvendo soprattutto tra le nuove generazioni.
Accanto ai tanti minori a rischio di devianza, accolti da tempo in due servizi residenziali distinti nel Comune di Catanzaro – uno maschile e uno femminile – nel 2020 la Fondazione ha dato vita ad un’esperienza nuova e coraggiosa: il Centro Specialistico L’Ulivo per minori di sesso femminile dai 12 ai 21 anni con disagio psichico e disadattati sociali. L’obiettivo era chiaro: offrire una risposta concreta nel territorio calabrese, evitando la migrazione sanitaria fuori regione. In pochi anni, il centro ha ricevuto oltre sessanta richieste di accoglienza, a conferma di un bisogno crescente.
Tuttavia, nonostante l’impegno, non è stato sempre possibile dare risposta a tutte. Molte di quelle pervenute, pur riguardando minori in giovane età, richiedevano infatti interventi di natura sanitaria che non rientrano nelle possibilità del nostro servizio. Proprio in funzione delle situazioni di grave sofferenza mentale – sulle quali sarebbe necessario un intervento tempestivo, sia di prevenzione che di cura da parte dei servizi preposti alla tutela dell’infanzia e dell’adolescenza – ci siamo visti costretti, con rammarico, a non poter accogliere.
A questo si aggiunge un limite normativo: i regolamenti regionali prevedono per i servizi come il nostro la presenza di figure professionali socio-assistenziali, ma non sanitarie. Questo crea un vuoto che, nei fatti, rischia di lasciare i minori più fragili senza una risposta adeguata sul territorio.
Dietro le cifre e le norme ci sono adolescenti reali: volti che arrivano segnati dal dolore, dall’isolamento, dalla sfiducia. Ragazzi e ragazze che avrebbero bisogno di una presa in carico immediata e integrata, e che troppo spesso restano sospesi, in attesa di risposte che tardano ad arrivare.
La prevenzione parte dalla scuola
Consapevoli della gravità e della diffusione del disagio giovanile, non abbiamo mai limitato i nostri interventi all’accoglienza. Da sempre lavoriamo parallelamente con azioni di prevenzione, informazione e sensibilizzazione.
Da anni siamo presenti nelle scuole per parlare con le nuove generazioni, per informare e prevenire attraverso attività di sensibilizzazione e sportelli di ascolto psicologico. Con i ragazzi e le ragazze affrontiamo temi che spaziano dal bullismo alla violenza di genere, dall’integrazione multiculturale al benessere psicologico.
Accanto al lavoro nelle scuole, la Fondazione ha promosso iniziative rivolte al territorio, per sensibilizzare l’intera comunità su queste tematiche, affinché la salute mentale sia percepita come un bene collettivo e non un problema individuale.
Lo scorso febbraio, la Fondazione ha organizzato un importante convegno presso la Regione Calabria, con l’obiettivo di stimolare istituzioni e società civile a prendere atto e dare concreta attuazione alle Linee di Indirizzo Ministeriali che regolamentano il sistema di accoglienza nei servizi per minori. Un momento importante, che ha posto al centro i bisogni educativi e psicologici dei ragazzi e delle ragazze e la necessità di prevedere figure professionali adeguate nei servizi che li accolgono.
Guardare avanti
Guardando al futuro siamo convinti che la sfida più grande sia quella di garantire servizi nuovi, qualificati e realmente rispondenti ai bisogni di una comunità sempre più complessa.
L’impegno della Fondazione è quello di non fermarsi. Vogliamo continuare ad aprire spazi educativi e di accoglienza, rafforzare i percorsi di sostegno psicologico, creare reti sempre più solide tra scuole, famiglie, servizi territoriali. Ma soprattutto vogliamo contribuire a costruire una cultura in cui chiedere aiuto non sia più vissuto come una colpa, bensì come un atto di coraggio e di responsabilità.
Le nuove prospettive devono guardare non solo alla cura, ma anche e soprattutto alla prevenzione, alla promozione del benessere, alla formazione di figure professionali competenti che possano rispondere ai bisogni reali dei ragazzi e delle famiglie. Non possiamo limitarci a rincorrere l’emergenza: dobbiamo lavorare per anticiparla, creando contesti inclusivi, protettivi e stimolanti.
Siamo consapevoli che la salute mentale non è un settore isolato, ma un bene comune che riguarda tutta la comunità. Per questo il nostro impegno continuerà ad essere quello di unire memoria e azione, solidarietà e professionalità, accoglienza e responsabilità.
Dalla memoria all’impegno
La memoria ci ha insegnato che la dignità di ogni persona è inviolabile. L’impegno ci chiede oggi di tradurre questa convinzione in gesti concreti, in politiche coraggiose, in servizi capaci di rispondere davvero ai bisogni.
Come Fondazione, non vogliamo solo curare le ferite, ma contribuire a costruire una società che non lasci indietro nessuno. Una società che sappia trasformare la fragilità in risorsa, la sofferenza in possibilità, l’isolamento in comunità.
Perché “dalla memoria all’impegno” non è un percorso lineare, ma un movimento continuo che riguarda ciascuno di noi. E noi scegliamo di esserci, con responsabilità e con speranza, per continuare a restituire futuro e dignità a chi oggi si sente smarrito.
Dott.ssa Antonella Bongarzone
Psicologa, Psicoterapeuta
Responsabile Area Formazione F. Città Solidale ETS
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