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Una delle eredità più preziose lasciataci da Papa Francesco è l’invito a dialogare e ad unire le forze per la costruzione di un futuro che metta al centro la persona e la sua unicità.

Constatando un cambiamento profondo del paradigma culturale nella storia e nell’umanità dell’uomo, avvertiamo l’urgenza di intraprendere un cammino educativo che promuova i carismi di ciascuno e faccia maturare l’impegno verso la carità fraterna, la solidarietà, il bene comune, la giustizia e la pace. Un’azione educativa che pone al centro la spiritualità dell’ascolto, dell’accoglienza e dell’inclusione; si tratta di dare nuovamente rilievo alla dignità della persona umana, che va considerata come il fine dello stesso agire educativo.

Papa Leone, nel LX anniversario della Dichiarazione conciliare Gravissimum educationis, consegnandoci la sua Lettera apostolica, ci aiuta a comprendere che l’educazione non è un atto accessorio ma la trama costitutiva su cui si fonda la vita, le relazioni e la cultura di ogni donna e di ogni uomo. Lo sforzo da compiere è quello di non sottovalutare la contemporaneità, che si presenta come un tempo complesso, frammentario e pervaso dalle intelligenze artificiali e dalla digitalizzazione. Davanti a questo contesto ad ogni educatore è chiesto di assumere un atteggiamento umile per poter leggere i segni dei tempi e cogliere in essi l’opera trasformativa dello Spirito Santo che chiede a ciascuno l’umile disponibilità ad eliminare i muri dei pregiudizi che impediscono al progetto storico – salvifico del Padre, manifestato in Cristo, di essere accolto come rivelativo della verità, della libertà e dell’umanità dell’uomo.

L’educazione, dunque, si configura come un atto di speranza, un’opera appassionata tesa a narrare l’autentica sapienza della vita. Educare significa mettere al centro l’uomo, nella sua unicità e irripetibilità; pertanto è necessario recuperare il concetto di persona che contempla l’umanità dell’uomo come un prisma da cui si irradia la sua dimensione intellettiva, spirituale, carismatica, affettiva e sociale.

Recuperare l’umanesimo cristiano significa superare la descrizione tecnico–scientifica della cultura contemporanea che si affida al criterio della misurabilità, dell’empirismo, della potenza e dell’efficienza. L’educazione ha per oggetto tutta la persona e il riconoscimento della sua dignità intrinseca, l’amore per la giustizia e l’attitudine verso il bene comune; solo così potrà emerge la verità dell’umanità dell’uomo che sta a fondamento della sua autentica libertà.

Volendo rintracciare i lineamenti di una spiritualità dell’educazione cristiana, seguendo il pensiero del Pontefice, bisogna descrivere l’atto educativo come un rispettoso affiancarsi alle persone che ci sono affidate, condividere un tratto di strada e aiutarle a vivere il loro personale discernimento rispetto alle questioni e alle scelte decisive della vita. Si comprende così che il fine dell’educazione è quello di dare il proprio contributo allo sviluppo di tutte le dimensioni della vita.

Secondo Papa Leone, tre sono le strade da percorre: disarmare le parole, alzare lo sguardo e custodire il cuore.

Ci troviamo davanti ad un vero è proprio programma che intende ravvivare l’impegno e unire gli sforzi per la realizzazione di una rinnovata alleanza educativa per formare persone mature, capaci di superare frammentazioni e contrapposizioni e ricostruire il tessuto di relazioni per un’umanità più fraterna. L’urgenza del cambiamento da avviare richiede di creare spazi di discernimento e la disponibilità a darsi tempi di silenzio per scendere nella profondità della realtà e comprendere la portata della sfida educativa; occorre la prudenza e il sapiente uso dell’intelligenza artificiale che non potrà mai sostituire la grandezza dell’uomo; infine è necessario dare il proprio contributo alla costruzione di una pace disarmata e disarmante.

Sac. Ferdinando Fodaro – Teologo



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