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Nati per leggere è il nome del programma di promozione della lettura rivolto alle famiglie con bambini in età prescolare, promosso dall’Associazione Culturale Pediatri, dall’Associazione Italiana Biblioteche e dal Centro per la Salute del Bambino Onlus. Attivo in più di 800 progetti, il suo obiettivo è quello di promuovere la lettura fin dai primi mesi di vita, per gli effetti positivi che questa attività induce su sviluppo intellettivo, linguistico, emotivo e relazionale.
Leggere un libro insieme al proprio bambino fin dai primi mesi di vita costituisce un’opportunità d’apprendimento fondamentale per lo sviluppo di competenze comunicativo-linguistiche e funge da precursore per gli apprendimenti curriculari oltre ad essere determinante nella creazione e nel consolidamento del legame affettivo tra genitori e bambino.


Diversi studi hanno dimostrato che l’esposizione precoce alla lettura contribuisce significativamente allo sviluppo del linguaggio potenziandone sia le competenze lessicali che sintattiche e pragmatiche e le funzioni esecutive, ed esercita un’influenza positiva anche nelle fasi successive della vita, favorendo il mantenimento e l’ampliamento delle capacità narrativo-espositive anche nell’età adulta. Secondo lo studio di Snow (2010), i bambini che leggono regolarmente acquisiscono un vocabolario significativamente più ampio rispetto ai coetanei di pari età non esposti, poiché consente loro di entrare in contatto con parole e strutture grammaticali non comunemente utilizzate nel linguaggio parlato. L’interazione con testi scritti, soprattutto quelli narrativi e informativi, fornisce una varietà di termini che arricchiscono il repertorio linguistico e migliorano la capacità di esprimersi con precisione. In particolare, la ricerca di Nagy e Anderson (1984) ha suggerito che il contesto in cui una parola appare durante la lettura, aiuta il lettore a dedurne il significato, lo guida nell’internalizzare le strutture sintattiche della propria lingua madre e favorisce la comprensione dell’assetto della frase, dell’ordine degli elementi e delle relazioni tra i vari componenti sintattici. La lettura di testi complessi, che presentano frasi articolate e lessico avanzato, stimola inoltre la capacità del lettore di interpretare e produrre enunciati grammaticalmente corretti potenziando la comprensione semantica, la capacità di decodificare il significato delle parole in base al contesto e dedurne significati impliciti, processo quest’ultimo noto come competenza INFERENZIALE, che contribuisce in modo significativo all’apprendimento autonomo di nuovi termini ed ad aumentare flessibilità cognitiva, memoria e problem solving.


Infine, è importante considerare l’influenza della lettura nello sviluppo dell’empatia e della comprensione interculturale. La teoria dell’intelligenza emotiva di Goleman (1995) sottolinea come la lettura di storie che esplorano esperienze umane diverse e complesse aiuti a sviluppare una maggiore consapevolezza emotiva e sociale. I bambini che leggono storie che presentano personaggi con background diversi dai loro imparano non solo nuove parole, ma anche a cogliere meglio le emozioni, i desideri e i conflitti altrui, facilitando così lo sviluppo di competenze interpersonali.


Ma come comportarsi quando leggere costa fatica, quando disturbi specifici d’apprendimento (quali ad esempio la dislessia) rendono faticosa la pratica di decodifica dei segni grafici in suoni linguistici?

I bambini con questa peculiarità di funzionamento compiono un esercizio sfiancante nel cercare di accedere al significato delle parole, che si trasformano in lettere danzanti creando nel loro sistema nervoso un sovraccarico cognitivo spesso causa del loro essere alle volte evitanti, alle volte ansiosi o aggressivi. Dalla comprensione e dalla conoscenza delle differenti modalità di funzionamento neurologico, nasce quindi la consapevolezza che includere e offrire a ogni persona le medesime possibilità di apprendimento è plausibile solo attraverso una progettazione universale che non ponga barriere ma offra opportunità. Nel caso specifico sopra descritto, offrire strumenti di lettura collaterale, attraverso tecnologie assistive e supportive può garantire ai bambini con disturbi specifici d’apprendimento di avere le medesime opportunità di crescita, apprendimento e arricchimento linguistico-cognitivo, traducibile nelle medesime opportunità di autorelizzazione ed autoefficacia.


In conclusione le evidenze scientifiche supportano l’idea che l’esposizione alla lettura fin dalla tenera età abbia effetti duraturi sulla competenza linguistica e cognitiva e, con uno sguardo più ampio, sulle competenze interpersonali e sulla traiettoria evolutiva di quel bambino con benefici che si estendono all’intero arco di vita. Per queste ragioni, è cruciale promuoverne la pratica quotidiana, tanto nelle scuole quanto negli ambienti domestici, tanto attraverso modalità analogiche-tradizionali, tanto attraverso strumenti volti a compensare delle difficoltà specifiche che non possono e non devono trasformarsi in barriere insuperabili, ma in divergenti modi di apprendere.


Sara Dolce – Logopedista


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