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Lavoro, impegni, compiti da onorare, vita professionale e sociale… siamo sempre molto sollecitati e presi dalle attività quotidiane da trascurare troppo spesso noi stessi, i nostri hobby, la cura del nostro corpo, della mente, della nostra interiorità. Personalmente riesco a dedicare un po’ di tempo a me stesso sempre con non poche difficoltà. Quando posso, amo fare delle lunghe camminate, magari a passo svelto, oppure faccio un po’ di chilometri in bicicletta, specie in primavera o in estate. Sempre più raramente riesco invece a godermi una giornata o anche meno tra i boschi, all’aria aperta, seppure quando riesco ne traggo molto beneficio. Ma è soprattutto in estate che, grazie al mare, ho l’opportunità di momenti di relax, di ri-generazione quasi totale. A parte il nuoto e lunghe passeggiate in riva al mare (momenti privilegiati in cui si sviluppa la mia creatività e nascono idee e progetti buoni), è la lettura a prendere il sopravvento. L’estate è il momento giusto anche per imparare ciò che continuo a rimandare, per approfondire argomenti che mi interessano, addentrarmi in una storia, in un racconto stimolante e, per quanto mi riguarda, anche per curare la spiritualità, il mio cammino di credente e di sacerdote. Negli altri mesi, mi capita di comprare (o di ricevere in dono) libri che mi interessano, li ripongo di solito in uno scaffale che raccoglie, appunto, i libri ‘in attesa di essere letti’ e poi, proprio nei mesi estivi, cerco di regalarmi un po’ di spazio da dedicare alla lettura.


E così, almeno l’estate è un buon momento per tornare ad essere lettore. Questa stagione, con le sue pause naturali, è per me il momento ideale per riprendere il piacere della lettura. Da vivere sotto l’ombrellone, all’ombra di un albero, in un pomeriggio tranquillo magari a contatto con la natura. Ogni libro diventa per me un piccolo rituale di libertà e occasione per recuperare il mio benessere. E non serve orientarmi su testi particolarmente intellettuali: ogni lettura che mi coinvolge è utile, rilassante, benefica, nutriente. Spesso la lettura mi mette in contatto con me stesso. Mi pone alcune domande, a volte mi offre risposte, mi aiuta ad imparare qualcosa di nuovo, stimola la mia riflessione e, talvolta, favorisce anche una revisione della mia vita o parte di essa. Ogni libro apre la possibilità di un confronto e mi fa muovere un passo verso la crescita.


In estate, come anche nei giorni dell’anno in cui riusciamo a regalarci un pò di riposo, qualche giorno di vacanza, non è soltanto il corpo che si rilassa, anche la mente ha bisogno di rigenerarsi e la lettura ci è di grande aiuto in questo. E questo specialmente se viviamo una professione che ci stimola continuamente ad acquisire nozioni, notifiche, a prendere decisioni, gestire processi di lavoro, occuparsi della vita e del cammino delle persone che ci sono affidate. Questa intensa attività, infatti, assorbe molto o quasi totalmente la nostra attenzione. Tante volte, ho fatto esperienza che il riposo mentale è la forma di rigenerazione più profonda e preziosa che possiamo concederci. E uno dei modi più efficaci per ottenerlo è semplice, accessibile e incredibilmente sottovalutato: leggere. Gli esperti (scienziati, psicologi, neurologi …) sostengono che leggere fa bene al cervello e, oserei aggiungere, anche all’anima.

Nutrire lo spirito – anche con un buon libro – significa prendersi cura della parte più genuina di noi stessi, quella che non si accontenta solo delle conquiste esteriori, ma cerca significato, pace e verità. Significa riservare del tempo al silenzio, all’ascolto interiore, a ciò che ci ricollega all’essenziale e, permettetemi, al divino. Nutrire lo spirito significa scegliere ciò che mettiamo dentro di noi, pensieri, letture, conversazioni, ambienti, incontri. Quando nutriamo lo spirito diventiamo più integri, più consapevoli e anche più capaci di amare. È in questa cura interiore che troviamo la forza per affrontare le sfide, la serenità per affrontare i dolori e le prove della vita, ed anche la speranza per continuare a camminare, nonostante tutto, quando le cose sono particolarmente complicate.

A differenza del telefonino, della Tv, del tablet, degli schermi che consumano attenzione, un libro la allena. Ti obbliga a rallentare, a immaginare, a viaggiare, magari dentro la storia.

Ed è proprio questo esercizio mentale – coinvolgente, ma non frenetico – a rigenerarci in profondità.

Leggere è un gesto attivo e rilassante allo stesso tempo. Mentre la mente si immerge in una trama o in un argomento, la realtà quotidiana si allontana, perde urgenza. Il tempo cambia ritmo. E noi con lui.
Leggere è, dunque, importante. La lettura non garantisce solo la cultura, l’arte del sapere, ma aiuta anche a raggiungere il benessere psicologico, una condizione di totale distacco dalla realtà che stiamo vivendo. La lettura ci permette allora di evadere dalla realtà, di esplorare mondi nuovi, nuovi pensieri, di scoprire prospettive diverse. Io sperimento puntualmente che leggere mi aiuta a scaricare lo stress, a prendere un pò le distanze dalle preoccupazioni e dai problemi, migliora la mia capacità di concentrazione, mi fa sentire più empatico e stimola in me nuove idee e, quindi, la mia creatività. È proprio vero: leggere è come fare un viaggio dentro di noi, è un modo per scoprire meglio noi stessi e la realtà nella quale siamo immersi, è una buona opportunità che ci regaliamo per sintonizzarci con il nostro progetto di Vita, per dare lucentezza e bellezza al senso del nostro andare, per mettere ordine, se necessario, e ri-creare un nuovo equilibrio, definire coordinate più precise e giuste rispetto alla meta che ci siamo prefissi nella vita.


In questo senso non è vero che la lettura è solo un passatempo o un modo per acquisire informazioni; la lettura è, piuttosto, un vero lavoro di ‘manutenzione interiore’. Si tratta di elaborare le nostre emozioni, creare in noi silenzio, un silenzio però non vuoto e sterile ma un silenzio abitato dalle parole, è allargare la nostra mente; la lettura ci fà sentire parte di una grande umanità con la quale confrontarci … Si parla da un po’ di tempo di biblioterapia, un pensiero che considera il libro un vero farmaco per l’anima, un ausilio importante nel nostro percorso di crescita personale e nel superamento dei momenti più difficili. In questo senso, la lettura è anche un atto di amore verso noi stessi che ci aiuta a riparare le ferite, le crepe dell’anima, rendendoci più consapevoli di chi siamo, più capaci di resilienza, più determinati a ri-prendere in mano la nostra vita e orientarla verse mete superiori, più belle e più consone alla nostra esistenza.


Una parola la devo spendere per evidenziare come la scelta di ciò che leggiamo debba essere però ben considerata. Non tutti i tipi di lettura ci edificano, non tutti i libri svolgono in noi la funzione terapeutica e rigeneratrice che desideriamo. Allora, attenzione a selezionare i testi giusti, magari chiediamo un buon consiglio, confrontiamoci con chi ha già letto o può aiutarci a discernere e selezionare il testo giusto, quello che ci fa bene nel preciso momento che viviamo, che può aiutarci ad ‘aprire la mente’, ad acquisire nuovo sapere, non certo la lettura che rischia di lasciarci un vuoto dentro, che non accende, insomma, una nuova passione, un nuovo amore o, almeno, una scintilla.

Padre Piero Puglisi


1 commento

  1. Domenico

    Bellissimo articolo, ne approfitto per consigliare un autore che mi sta aiutando molto; ultimamente sto leggendo i libri di Toshikazu Kawaguchi il cui successo nasce con “Finché il caffè è caldo”, che poi diventa una serie. L’idea narrativa è semplice ma molto efficace: il viaggio nel tempo è possibile, ma vincolato da regole rigide. Questa scelta è tutt’altro che limitante, anzi, è il suo punto di forza. Le regole (non poter cambiare il presente, dover tornare prima che il caffè si raffreddi, ecc.) spostano il focus dalla fantascienza pura all’introspezione emotiva, Il vero centro della sua opera sono i temi: come il rimpianto, le seconde possibilità (anche se solo interiori), la comunicazione mancata e l’elaborazione del lutto. Nei suoi libri, il viaggio nel tempo non serve a “cambiare” gli eventi, ma a cambiare la prospettiva dei personaggi. In questo senso è quasi uno strumento terapeutico: i protagonisti tornano indietro non per riscrivere la storia, ma per dirsi ciò che non hanno detto, o per capire ciò che non avevano compreso.

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