“Bisogna leggere per imparare” è questa una delle tante frasi ascoltate o dette per motivare alla lettura di un libro, come se leggere fosse un dovere, o una medicina per curare l’ignoranza o prendere un buon voto. Eppure sono tanti gli psicologi e i pedagogisti, che sottolineano come far leva sul piacere, sulla motivazione sia il primo step per un buon apprendimento.
E dunque quale migliore occasione se non la giornata del libro per ribaltare il paradigma e affermare che la formazione passa prima attraverso il piacere, poi attraverso il dovere e l’acquisizione di conoscenze. È la passione dunque che diventa competenza, quella passione che si incarna e si trasmette, quella che lascia il segno, quella che può essere testimoniata da una in-segnante che ti chiede di leggere un libro durante le vacanze estive. Non ti obbliga a traduzioni, espressioni, temi, ma ti indica la strada da percorrere per raggiungere mondi nuovi inesplorati, per vivere storie di personaggi in cui immedesimarsi.
E’ il mondo emotivo che ti aiuta a vivere, a comprendere. Il lettore che inizia ad appassionarsi e a leggere diversi libri, non memorizza, interpreta, mette in discussione, analizza, connette punti, sviluppando una capacità analitica importante. Leggere per piacere non è dunque “tempo tolto” allo studio, ma è il carburante che lo rende vivo. Un libro scelto per curiosità, per la copertina, per il titolo, perché consigliato da qualcuno, diventa uno spazio di libertà in cui l’apprendimento avviene quasi per osmosi.
Occorre, allora, nell’era della digitalizzazione, far riscoprire ai ragazzi, e non solo, il libro come “compagno di viaggio”. Non importa che sia un classico, un fumetto o un manuale tecnico: ciò che conta è la scintilla dell’interesse, perché quando la formazione passa dal piacere, non è un più un peso, ma un’opportunità di fioritura umana.
Roberta Critelli – Docente

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