Un caleidoscopio di visioni interconnesse per esplorare una delle sfide più affascinanti e complesse del nostro tempo. Si sono concluse con un eccezionale riscontro di pubblico e di contenuti le Giornate di Studio e di Ricerca promosse dalla Fondazione Città Solidale, ospitate il 23 e 24 settembre nella solenne e suggestiva cornice dell’Arcivescovado di Catanzaro.
L’evento ha trasformato le sale del palazzo arcivescovile in un cantiere di pensiero e di dialogo ad altissimo livello. Al centro del dibattito, le trasformazioni e l’impatto sociale dell’Intelligenza Artificiale, analizzati attraverso un confronto interdisciplinare tra voci, saperi e prospettive differenti.
Ad aprire i lavori è stato il Fondatore della Fondazione, Padre Piero Puglisi, che ha subito tracciato la rotta dell’incontro: la costante e ineludibile relazione tra innovazione tecnologica e vicinanza alla persona.
Il cuore della prima giornata si è sviluppato attorno al serrato confronto moderato dalla dott.ssa Critelli, che ha stimolato il dibattito ponendo domande cruciali ai relatori presenti: la dott.ssa Bertolino, ingegnere e ricercatrice all’Università di Cambridge, e il prof. Bruno Antonio Pansera, docente dell’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria.
Lontano da una semplice disanima tecnica, la discussione ha toccato corde esistenziali e pratiche. In un’epoca scandita da ritmi frenetici, in cui l’informazione corre e ridefinisce continuamente i confini del sapere, l’essere umano rischia di sentirsi sopraffatto da una tecnologia inarrestabile. Quella “lentezza” riflessiva tanto cara a Milan Kundera sembra aver ceduto il passo a un mondo iperconnesso e proiettato verso un futuro immediato, capace talvolta di privarci dello spazio per l’immaginazione e i sogni.
Particolarmente fecondo è stato l’intreccio tra l’approccio ingegneristico e quello matematico: da un lato la visione del dato puro come chiave d’accesso alla conoscenza; dall’altro la progettazione di architetture algoritmiche mirate alla diagnostica medica, alla prevenzione e al salvataggio di vite umane.
Le giornate si sono impreziosite con la XII edizione del Premio “Città Solidale”, prestigioso appuntamento che attrae ogni anno personalità di rilievo del panorama scientifico e culturale. In questa cornice, un importante riconoscimento è stato conferito all’Università Mediterranea di Reggio Calabria, rappresentata dal prof. Bruno Antonio Pansera.
Nel ritirare il premio, il prof. Pansera ha ricordato il costante impegno etico e scientifico profuso dall’Ateneo reggino, in particolare attraverso le attività di ricerca del Decisions Lab diretto dal prof. Massimiliano Ferrara. Un cammino di responsabilità e visione confermato anche dalla recente attribuzione del Dottorato Honoris Causa a Padre Paolo Benanti per i suoi studi sull’algoretica: un chiaro segnale di come la “Mediterranea” sia oggi un punto di riferimento nell’intersezione tra scienza e valori umani.
Il dibattito ha toccato vertici di profonda riflessione filosofica e scientifica quando sono stati richiamati gli spunti concettuali posti al centro della ricerca contemporanea, ben riassunti dalle analisi del prof. Massimiliano Ferrara.
Colpisce, prima di tutto, l’onestà epistemica con cui la comunità scientifica guarda oggi all’AI: la piena consapevolezza che gli stessi creatori dei grandi modelli di apprendimento ne comprendano solo in parte le dinamiche interne. I sistemi di ultima generazione, citando una suggestiva metafora, risultano infatti «più coltivati che costruiti»: non si disegna a tavolino ogni singola connessione di una rete neurale profonda, ma ne si predispone l’architettura lasciandola poi evolvere e crescere sui dati. Il risultato è una rappresentazione interna ampiamente opaca — la celebre “black box” o scatola nera.
Questa opacità trascende il mero limite informatico per diventare una fondamentale questione morale:
Dove non c’è spiegabilità non può esserci responsabilità; e senza responsabilità, la decisione automatizzata corre il rischio di trasformarsi in un potere arbitrario e senza volto.
Affidare a un algoritmo la valutazione o la selezione di chi merita un’opportunità, senza che un essere umano si assuma il peso della scelta finale, significa abdicare al ruolo della coscienza e lasciar ridefinire alla macchina i confini della possibilità umana.
È precisamente da questa emergenza etica che nasce la centralità dell’AI Spiegabile (Explainable AI – XAI), la branca della ricerca matematica e informatica impegnata nel rendere trasparenti, comprensibili e verificabili i processi decisionali degli algoritmi.
L’AI Spiegabile rappresenta oggi il baluardo imprescindibile per tre ragioni fondamentali:
- Tracciare un confine netto tra l’automatismo della macchina e il giudizio dell’uomo, stabilendo fin dove sia lecito delegare.
- Garantire il controllo umano (Human-in-the-loop), affinché la tecnologia rimanga un supporto alle decisioni della società e mai un giudice inappellabile.
- Preservare il valore dell’umanità, proteggendo quello spazio sacro in cui il pensiero critico, l’intuizione, il dubbio e la creatività – doti proprie del grande matematico e dello studioso – tracciano la strada della vera scoperta scientifica.
In un’epoca dominata da macchine straordinariamente veloci nel calcolo, il messaggio emerso a Catanzaro riconsegna alla persona il suo ruolo insostituibile: l’esecuzione meccanica e ripetitiva può essere affidata all’algoritmo, ma il dubbio sistematico, l’ispirazione e il ragionamento critico rimangono un dominio esclusivo ed essenziale dell’ingegno umano.
Occorre ricondurre la riflessione all’interno di una visione “illuministica”, ponendo fermamente il pensiero al centro del dialogo. È fondamentale comprendere che una macchina potrà sempre produrre una dimostrazione — intesa come mera successione logica di fatti noti —, ma la vera passione intellettuale nasce dalla lettura dei classici, dalla volontà di emulare i grandi pensatori che hanno dato il via alla legge universale della gravitazione, al calcolo infinitesimale o all’analisi differenziale.
La tecnologia può e deve sostenere l’uomo nella realizzazione di progetti complessi, supportare lo studio antropologico e metodologico di una disciplina, ma non può e non deve in alcun modo soverchiare la legge di natura né quelle facoltà che appartengono, e apparterranno sempre, in via esclusiva all’intelletto umano. Il supporto a una decisione, così come la ricerca e la volontà di conoscere i fatti storici, rappresentano un traguardo formidabile della tecnologia, ma tali dati devono essere costantemente analizzati, validati e confutati dall’uomo e dalle competenze professionali che nascono intorno ad essi.
Rappresentarsi la figura del matematico nel 2026 significa custodire una visione olistica, immutabile nel tempo e nella storia. È questa prospettiva che ci spinge a proteggere l’essere umano, la sua creatività e la sua originalità: tratti unici che nulla e nessuno potrà mai sostituire.
Per questo motivo dobbiamo guardare al futuro con serenità e a queste tecnologie nello stesso modo in cui i nostri padri guardarono alle macchine della prima rivoluzione industriale, o i pionieri guardarono ai primi computer ai tempi di Turing: con la fiducia di chi sa guidare l’innovazione, mantenendo ben saldi e inviolabili i confini dell’azione umana.
Prof. Bruno Antonio Pansera

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