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Hanno tra gli undici e i tredici anni e, sui banchi delle scuole medie di Reggio Calabria, hanno già sviluppato otto applicazioni di intelligenza artificiale: una corregge le bozze degli articoli secondo le convenzioni del quotidiano Avvenire, un’altra trasforma la locandina di un evento nella bozza di un comunicato stampa. Chiunque può usarle gratis, perché le app nate nel laboratorio «Aula G» sono state messe a disposizione di tutta la comunità digitale. Da quel laboratorio, legato al settimanale diocesano Avvenire di Calabria, è nata la piattaforma Acutis AI, che porta il nome di san Carlo Acutis. Per questo progetto ho indegnamente ricevuto il 24 settembre il Premio Città Solidale per l’Area Spiritualità, nell’Aula Santi Petri dell’Arcivescovado di Catanzaro; la XII edizione aveva per tema «Il futuro dell’IA è una scelta etica» e ha premiato anche il filosofo Mario De Caro, l’ingegnera Gaia Bertolino, Sineglossa e l’Università Mediterranea di Reggio Calabria. Il riconoscimento arriva da una Fondazione che proprio quel giorno ha celebrato 33 anni di accoglienza accanto a minori, donne in difficoltà, persone con disabilità, anziani non autosufficienti e migranti, un’opera nata per dare una casa e un accompagnamento a chi è fragile ha scelto di dedicare il proprio premio all’intelligenza artificiale…la scelta ha una sua logica: le nuove tecnologie incidono sempre di più su chi resta dentro e chi resta fuori dalla vita sociale.

Leone XIV affronta questo nodo nella Magnifica humanitas, l’enciclica pubblicata il 25 maggio: Papa Prevost annovera brevetti, algoritmi, piattaforme digitali e dati tra i beni destinati a tutti e avverte che, quando restano concentrati nelle mani di pochi, allargano il divario tra inclusi ed esclusi. Ricorda inoltre che il volontariato e il terzo settore rendono la vita sociale più vicina alle persone perché, nel tempo dell’intelligenza artificiale, osserva, «abbiamo il dovere urgente di restare profondamente umani». Acutis AI prova a tradurre questa esigenza nel lavoro con i ragazzi: ogni laboratorio comprende una riflessione sui valori e sull’uso responsabile della tecnologia. Gli studenti smettono di essere semplici utenti e imparano a progettare strumenti, poi li regalano, perché la tecnologia deve servire al bene comune. Otto piccole app gratuite restano ben lontane dagli equilibri del mercato digitale, mostrano però a un gruppo di adolescenti che ciò che si costruisce con l’intelligenza artificiale può diventare un servizio per altri, una sorta di testimonianza di solidarietà che passa attraverso il codice.

La serata di Catanzaro si è chiusa con una raccomandazione: «Dobbiamo essere più consapevoli», ma la consapevolezza chiede tempo e adulti disposti ad accompagnare, esattamente come la Fondazione Città Solidale pratica da tre decenni con chi bussa alla sua porta. Una città è solidale quando nessuno resta indietro, e oggi questo vale anche per chi subisce gli strumenti digitali senza saperli governare. Educare i più giovani a usarli con libertà è una forma di accoglienza.

Don Davide Imeneo

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